decreto salva banche e le obbligazioni subordinate

decreto salva banche e le obbligazioni subordinate: vediamoci chiaro

bank-988164_640Attraverso il decreto denominato “salva banche”, il 22 novembre il governo italiano ha salvato dal fallimento quattro piccoli istituti bancari regionali: Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca d’Etruria e Cassa di Risparmio di Chieti.

Anche se la notizia è recente, in realtà, da diversi anni, queste banche si trovavano in gravi difficoltà finanziare, dovute ad una palese cattiva amministrazione, ed erano già state sottoposte a commissariamento da parte dello stato attraverso l’amministrazione controllata nominata dal governo.

Ciò che ha reso possibile l’operazione di salvataggio è stata l’applicazione della direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Derective), approvata nel luglio 2014.

In sostanza questa direttiva autorizza le banche considerate a rischio fallimento di utilizzare la liquidità proveniente dalla vendita delle azioni degli istituti stessi e dalle obbligazioni subordinate, azzerandone di fatto il valore. In questo modo viene completamente cancellato il debito nei confronti degli azionisti e di chi ha acquistato obbligazioni, permettendo il ripiano di bilancio. Questa procedura, tecnicamente definita Bail In (cauzione riscossa dall’interno) permette di non utilizzare denaro pubblico, di salvare i risparmi dei correntisti, i posti di lavoro degli impiegati delle filiali e i crediti dell’istituto, a scapito di chi nell’istituto ha creduto ed investito.

È giusto ricordare che le obbligazioni subordinate sono titoli ad alto rischio ma alla stesso tempo ad alto rendimento: chi ne sottoscrive l’acquisto dovrebbe essere consapevole di queste due fondamentali caratteristiche.

Sembra evidente che in termini di legge e di direttive, la procedura di salvataggio non presenti nessuna irregolarità, anzi esegua alla lettera le indicazioni del Consiglio dell’Ue.

Il problema e la polemica nascono perché risulta che le obbligazioni subordinate siano state vendute a risparmiatori ed a piccoli imprenditori, soggetti considerati dalla debole capacità economica e che quindi non dovrebbero essere esposti al rischio, attraverso pressioni minacciose da parte della dirigenza dei quattro istituti e informazioni parziali o raggiri da parte degli operatori allo sportello.

Per capire bene la relazione tra capacità economica del compratore e i requisiti necessari per l’acquisto di obbligazioni subordinate, bisogna capire in sintesi cosa queste siano.

Le obbligazioni subordinate, chiamate anche bond subordinati, sono strumenti di debito, simili alle azioni ma meno costosi in termini di collocamento, che permettono alle banche di recuperare liquidità offrendo in cambio al compratore un alto rendimento del titolo, giustificato dall’elevato rischio di svalutazione o perdita totale. Mentre chi compra un’azione è di fatto socio dell’istituto, chi compra un’obbligazione subordinata è semplicemente un creditore. Le possibilità di rendita o perdita sono simili ma nel secondo caso le procedure d’acquisto sono più snelle, di conseguenza un privato o un’impresa sono più tentati a comprare. In caso di fallimento, sia l’azionista, sia l’obbligazionista perdono tutto il capitale investito.

Naturalmente, per la loro natura complessa, le obbligazioni subordinate comportano un rischio facilmente occultabile da parte di chi vende agli occhi del compratore non esperto, il quale tende a vederne solo i vantaggi.

Sono state avviate diverse indagini per far chiarezza sulle metodologie di vendita di questi bond ad alto rischio da parte delle quattro banche e per verificare se si siano verificati raggiri o truffe. Recentemente il Ministro dell’economia Padoan ha dichiarato che il governo è al lavoro per emanare una legge che vieta la vendita delle obbligazioni a soggetti non idonei.

Resta di fatto che Banca d’Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti, hanno evitato il fallimento e il conseguente indebolimento di tutto il sistema bancario italiano grazie all’esatta applicazione di una direttiva europea.

La verità sui retroscena, le cause del fallimento e delle presunte vendite irregolari devono ancora, forse, essere svelate dalla magistratura e da una possibile commissione d’inchiesta parlamentere.

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