la difficoltà di investire oggi per il risparmiatore

 decreto salva banche

COME INVESTIRE OGGI ?

E’ diventato sempre piu’ difficile muoversi all’interno del mercato finanziario, e, soprattutto, farlo da soli. La situazione economica italiana e mondiale e’ cambiata radicalmente nell’ultimo periodo. Per prima cosa i tassi di interesse dei Titoli di Stato sono scesi drasticamente. Pensiamo che il BTP 30 anni nel 2011 dava una cedola del 6.82%. A Luglio 2016 gli interessi sono scesi al 2.24%.

Questo fattore ha fatto in modo che fosse piu’ interessante stipulare un mutuo sulla prima casa ( Euribor negativo), ma che la remunerazione dei nostri soldi fosse sempre piu’ bassa ( vedi Buoni Postali o Pronti contro Termine).

Nell’ultimo anno e’ poi successa un’altra cosa molto grave : le banche, che fino a qualche anno fa erano considerate il massimo della sicurezza, si sono dimostrate molto fragili ( Vedi Banca Pop. Vicenza, Veneto Banca, ed numerose piccole banche locali ); altre come  MPS Monte dei Paschi di Siena continuano ad aver bisogno di aiuti dallo Stato per salvaguardare gli investimenti dei risparmiatori. La stessa Unicredit si sta ricapitalizzando con una cifra che si aggira intorno ai 13 Miliardi di Euro, pur dopo aver venduto Pioneer, che gestiva i Fondi di Investimento dei clienti.

Si e’ scoperto anche che veniva venduto qualsiasi prodotto ( tipo Obbligazioni Subordinate o Azioni delle Banche stesse ) con molta leggerezza, senza guardare all’adeguatezza dell’offerta.

A questo punto una persona si chiede :DOVE METTO I MIEI SOLDI ??????

Una delle possibili risposte che sento di suggerire e’ valutare con maggior attenzione  le GESTIONI  SEPARATE  DELLE  COMPAGNIE  DI  ASSICURAZIONE

Le Gestioni Separate, infatti, sono disgiunte dagli attivi delle Compagnie di Assicurazione, per cui, anche in caso di difficolta’ della Compagnia, i soldi dei clienti sono sempre al sicuro.

In piu’ si ricorda che i prodotti Assicurativi ( anche a premio unico ), sono anche impignorabili, insequestralibili e non discendono l’albero ereditario, per cui i beneficiari vengono scelti dal contraente e possono essere cambiati in qualsiasi momento.

Le Gestioni Separate, soprattutto quelle delle grosse Compagnie, danno una forte sicurezza e garanzia di stabilita’.Infatti, avendo al loro interno Titoli di Stato comperati negli scorsi anni quando i tassi di interesse erano molto piu’ alti, mantengono nel tempo rendimenti al di sopra della media dei mercati.

 

articolo sottoscritto dal sig. Vicentini Roberto, esperto in mercativi assicurativi e finanziari

Evitata la causa, per utenti bancari indennizzo di 52.000 Euro

Indennizzo all’utente bancario: Nuovo importante successo per lo staff Associazione Amica ed i suoi consulenti

Ogni giorno, all’Associazione Amica ci ripetiamo che non esista una “medicina” per tutti i problemi con la banca o la finanziaria.

Con pazienza, competenza ed attenzione ai particolari, si cerca di trovare soluzioni SU MISURA, adatte ad una specifica posizione, personale od aziendale, in un determinato contesto.

Quando accade, spesso non si tiene conto di fattori importanti come i rapporti con le altre banche o, ancora di più, la propria condizione di stress psicologico, causata dalla tensione. Si cade nell’errore di pensare che facendo causa si risolva tutto, ma le aule dei tribunali sono zeppe di procedimenti. La verità è che la “causa” non è sempre necessaria.

Noi, in particolare, siamo abituati a vagliare tutti i percorsi possibili per risolvere il problema ed arrivare ad un giusto riconoscimento dei propri diritti da parte della banca, evitando di portare la questione in tribunale e risparmiando tempo e risorse.

Emblematica è la vicenda di due soci di un’azienda del Basso Veronese, una storia che assomiglia, purtroppo, a quella di molti altri. Clienti da tanti anni di una banca, per motivi diversi, incappano in un calo del fatturato. Iniziano i primi problemi: l’istituto incomincia a tergiversare su rinnovo dei fidi. Così, su due piedi, si dà poco peso alla questione, perché alla fine hanno sempre rinnovato il fido ed il “castelletto”. Poi, con il passare del tempo, incominciano ad arrivare le prime “botte” di interessi sullo sconfino: il rapporto amichevole con il direttore diventa sempre più freddo e teso.

I due soci sembrano trasformarsi agli occhi della banca in NUMERI, non più persone.

Ma come? Sono stati impeccabili per anni e alla prima difficoltà gli tagliano le gambe?

Si, è andata proprio così. Le risposte alle loro richieste di liquidità, necessaria per lavorare, non arrivano e gli altri istituti bancari incominciano a chiedere cosa stia succedendo.

Una persona deve sempre subire i poteri forti?

No, bisogna reagire!

I soci, invece che deprimersi, si attivano e incominciano a fare verifiche sulle varie operazioni di credito che hanno in passato concesso di avere liquidità. Ma quanto è costato negli anni?

I risultati sono sconvolgenti: di fatto la banca sembra avere commesso qualche scorrettezza.

In questi casi che si fa?

Opzione uno: cercare un dialogo pacifico e trasparente con la banca (magari aspettando babbo natale)

Opzione due: prepararsi allo scontro!

I due soci vengono consigliati da associazione amica nogara: le trattative vengono gestite su più fronti. Va detto, per onestà, che inizialmente le banche non volevano riconoscere nulla, anzi.

Messe sul tavolo perizie ed analisi, avvallate anche da parti terze, a distanza di un anno arriviamo ad una definizione delle contestazioni.

La banca in questione ha sempre trattato con sufficienza e scortesia il nostro operato ed ha fortemente sconsigliato i due clienti di procedere sulle linee da noi proposte perché eravamo “poco seri”.

Peccato che i fatti abbiano dimostrato esattamente il contrario.

Risultato: la banca (non possiamo fare nomi o citazioni per gli accordi di riservatezza) bonifica sul conto corrente dei nostri assistiti ben 52.000,00 Euro!

Inutile dire che è stata una salvezza per l’azienda, una boccata d’ossigeno in una congiunzione lavorativa difficile.

La banca e gli imprenditori hanno risparmiato tempo e soldi di una causa legale per giungere ad un accordo che, alla fine, soddisfa tutti.

Associazione amica nogara ed il suo staff non si stancano mai di ripetere che la filosofia giusta è cura ed attenzione alla situazione specifica.

Per informazioni ed assistenza potete contattarci anche via mail o fissando un appuntamento presso la nostra sede

info@associazioneamica.eu

Siamo al fianco degli imprenditori

A tutti i cittadini ed Imprenditori: non sentitevi soli, tutti hanno problemi e tutti i problemi possono essere affrontati.

Banca, equitalia, agenzia dell’entrate. Adesso puoi combatterli.

All’associazione Amica spesso ci capita di parlare con persone che hanno esitato a lungo prima di rivolgersi a noi. Vuoi per vergogna, vuoi perché hanno cercato prima di fare tutto da soli.

Questa è la dinamica perversa dei problemi con la banca: le persone li vivono con imbarazzo perché li sentono come una “macchia” per la propria immagine e dignità personale.

Amico mio, non è così. Semplicemente può succedere a chiunque. In tempi difficili come questi siamo tutti esposti a pericoli od inconvenienti finanziari. È capitato anche alle realtà storiche più solide ed affidabili di incorrere in problematiche dovute alla diminuzione del fatturato ed all’aumento incessante delle spese.

Ti ricordo che l’Associazione Amica non pretende di avere la bacchetta magica. Possiamo però tranquillamente affermare che, fino ad oggi, abbiamo aiutato tante persone a risolvere situazioni complicate, che sembravano non avere via d’uscita.

Spesso siamo riusciti ad arrivare alla soluzione migliore velocemente, non perché siamo più bravi degli altri, ma perché abbiamo molta esperienza e consideriamo chi si rivolge a noi una persona non un numero.

Grazie al fondamentale aiuto di svariati professionisti convenzionati, come avvocati e consulenti specializzati, stiamo creando una realtà sempre più solida e competente.

Vogliamo rivolgere un particolare invito a tutti gli imprenditori, che circondati dal vortice dei problemi con la banca, Equitalia o con l’agenzia delle entrate, non riescono a dedicarsi con serenità al proprio lavoro. Sappiamo benissimo quanto stress possa comportare il dover affrontare quotidianamente posizione debitorie con gli istituti di credito, le compagnie telefoniche, i fornitori, e sappiamo quanto tempo queste pendenze sottraggono alla tua attività.

Per far tornare a funzionare con tranquillità la tua azienda, devi mettere in ordine i problemi ed affrontarli con strategie precise. Sicuramente avere il polso ed il controllo della situazione sarà il punto di partenza per una risalita che può ancora avvenire.

Viceversa, se rimarrai passivo e non organizzato, rischi di far diventare un “cancro” situazioni che invece potresti salvare.

L’Associazione Amica può affiancarti nelle scelte e indicarti le strategie giuste. Non esitare a contattarci. Non affrontare i tuoi problemi da solo: insieme troveremo le soluzioni adatte.

Il tuo lavoro è far funzionare la tua azienda, il nostro è aiutarti.

Sovraindebitamento ed usura soggettiva

Il salvataggio delle banche a discapito degli investitori riaccende la polemica

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Il recente salvataggio degli istituti bancari Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca d’Etruria e Cassa di Risparmio di Chieti, attraverso l’applicazione del “decreto salva banche” ha sollevato diverse polemiche. Anche se la normativa europea prevede l’azzeramento del valore delle obbligazioni subordinate in caso di rischio fallimento di una banca, quindi legittima la correttezza del decreto, recenti dichiarazioni di correntisti delle quattro banche locali hanno rivelato che in diverse occasioni i dirigenti e i direttori degli istituti hanno vincolato il rilascio di finanziamenti, l’accensione di mutui e addirittura i convalidamenti dei fidi, alla sottoscrizione di obbligazioni subordinate.

Lo scenario che si definisce porta direttamente al sovraindebitamento dei privati e dei piccoli imprenditori e all’usura soggettiva applicata dalle banche.

Il sovraindebitamento è una condizione nella quale un soggetto è impossibilitato, a causa delle scarse forze economiche, di far fronte a tutti i debiti presi in carico, definita dalla legge come “una situazione di perdurare squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte”.

Nel caso sopracitato è ovvio che le pressioni all’acquisto di obbligazioni subordinate hanno portato diversi soggetti a perdere ulteriore liquidità che sarebbe servita a far fronte alle proprie posizioni debitorie, che, anche a causa della crisi globale, oggi crescono in maniera esponenziale. Di fatto la banca spinge il correntista privato o l’imprenditore verso uno stato economico e finanziario debitorio che matematicamente non può sostenere.

Anche se i debiti contratti con la banca, presi singolarmente, non superano a livello di interessi i limiti imposti dalla legge, portare il debitore a investire liquidità in obbligazioni ad alto rischio mette in crisi la sua oggettiva capacità di rimborso. Il complesso dei costi palesa inevitabilmente la conclusione che ci si può trovare davanti ad un caso di usura soggettiva.

L’usura soggettiva, al contrario di quella oggettiva, si verifica anche quando i tassi di interesse applicati sono entro i limiti di legge, in quanto si basa sull’effettiva capacità economica di un soggetto di far fronte ad un determinato debito e, di conseguenza, tiene conto anche dei redditi e della rischiosità degli investimenti. Quando queste due variabili sono in sproporzione, l’usura è conclamata.

La legge n.3 del 27 gennaio 2012, chiamata “legge del sovraindebitamento”, permette a tutti i soggetti che sono esclusi dal rischio fallimentare di uscire dalla morsa del sovraindebitamento.

In base a questa legge il debitore, una volta provato il proprio stato di impossibilità di estinzione totale del debito, può rivolgersi, tramite un professionista abilitato, ad un Giudice, il quale decide se il piano di rientro da proporre ai creditori è proporzionato alle effettive possibilità e capacità del soggetto richiedente, e ne impone l’accettazione e allo stesso tempo il rispetto dei nuovi impegni presi, o, in alternativa, stabilisce un piano di liquidazione basato sui beni pignorabili del debitore. In ogni caso il soggetto viene esdebitato dai debiti residui ai quali non riesce a far fronte. Un caso emblematico, primo verificato in Italia, è quello del Tribunale di Varese, dove il Giudice ha concesso ad una donna cassaintegrata la decurtazione di una cartella di Equitalia da 86.000,00 euro a 11.000,00, basandosi sulle possibilità reali del redditto della stessa.

L’aspetto principale e la peculiarità di questa legge è che il piano di rientro o di liquidazione da parte del debitore non si basa più sulla convenienza per il creditore ma bensì sulla fattibilità economica di chi deve far fronte al debito.

decreto salva banche e le obbligazioni subordinate

decreto salva banche e le obbligazioni subordinate: vediamoci chiaro

bank-988164_640Attraverso il decreto denominato “salva banche”, il 22 novembre il governo italiano ha salvato dal fallimento quattro piccoli istituti bancari regionali: Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca d’Etruria e Cassa di Risparmio di Chieti.

Anche se la notizia è recente, in realtà, da diversi anni, queste banche si trovavano in gravi difficoltà finanziare, dovute ad una palese cattiva amministrazione, ed erano già state sottoposte a commissariamento da parte dello stato attraverso l’amministrazione controllata nominata dal governo.

Ciò che ha reso possibile l’operazione di salvataggio è stata l’applicazione della direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Derective), approvata nel luglio 2014.

In sostanza questa direttiva autorizza le banche considerate a rischio fallimento di utilizzare la liquidità proveniente dalla vendita delle azioni degli istituti stessi e dalle obbligazioni subordinate, azzerandone di fatto il valore. In questo modo viene completamente cancellato il debito nei confronti degli azionisti e di chi ha acquistato obbligazioni, permettendo il ripiano di bilancio. Questa procedura, tecnicamente definita Bail In (cauzione riscossa dall’interno) permette di non utilizzare denaro pubblico, di salvare i risparmi dei correntisti, i posti di lavoro degli impiegati delle filiali e i crediti dell’istituto, a scapito di chi nell’istituto ha creduto ed investito.

È giusto ricordare che le obbligazioni subordinate sono titoli ad alto rischio ma alla stesso tempo ad alto rendimento: chi ne sottoscrive l’acquisto dovrebbe essere consapevole di queste due fondamentali caratteristiche.

Sembra evidente che in termini di legge e di direttive, la procedura di salvataggio non presenti nessuna irregolarità, anzi esegua alla lettera le indicazioni del Consiglio dell’Ue.

Il problema e la polemica nascono perché risulta che le obbligazioni subordinate siano state vendute a risparmiatori ed a piccoli imprenditori, soggetti considerati dalla debole capacità economica e che quindi non dovrebbero essere esposti al rischio, attraverso pressioni minacciose da parte della dirigenza dei quattro istituti e informazioni parziali o raggiri da parte degli operatori allo sportello.

Per capire bene la relazione tra capacità economica del compratore e i requisiti necessari per l’acquisto di obbligazioni subordinate, bisogna capire in sintesi cosa queste siano.

Le obbligazioni subordinate, chiamate anche bond subordinati, sono strumenti di debito, simili alle azioni ma meno costosi in termini di collocamento, che permettono alle banche di recuperare liquidità offrendo in cambio al compratore un alto rendimento del titolo, giustificato dall’elevato rischio di svalutazione o perdita totale. Mentre chi compra un’azione è di fatto socio dell’istituto, chi compra un’obbligazione subordinata è semplicemente un creditore. Le possibilità di rendita o perdita sono simili ma nel secondo caso le procedure d’acquisto sono più snelle, di conseguenza un privato o un’impresa sono più tentati a comprare. In caso di fallimento, sia l’azionista, sia l’obbligazionista perdono tutto il capitale investito.

Naturalmente, per la loro natura complessa, le obbligazioni subordinate comportano un rischio facilmente occultabile da parte di chi vende agli occhi del compratore non esperto, il quale tende a vederne solo i vantaggi.

Sono state avviate diverse indagini per far chiarezza sulle metodologie di vendita di questi bond ad alto rischio da parte delle quattro banche e per verificare se si siano verificati raggiri o truffe. Recentemente il Ministro dell’economia Padoan ha dichiarato che il governo è al lavoro per emanare una legge che vieta la vendita delle obbligazioni a soggetti non idonei.

Resta di fatto che Banca d’Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti, hanno evitato il fallimento e il conseguente indebolimento di tutto il sistema bancario italiano grazie all’esatta applicazione di una direttiva europea.

La verità sui retroscena, le cause del fallimento e delle presunte vendite irregolari devono ancora, forse, essere svelate dalla magistratura e da una possibile commissione d’inchiesta parlamentere.